GESU' DEL LUCENTISMO

30. mag, 2018

Questo è il Gesù che ho colorato il 28 maggio 2018.
Dopo anni che lo tenevo all'entrata del mio camper, decido di mettere i colori delle due luci che mi si sono scagliate addosso da un pozzo luce dove lavoravo a Messina e da dove non entrava mai la luce.
All'improvviso mi sono piombate addosso due fasce di Luce.
Una azzurra ed una rossa.
Mi sono ritirata in una stanzetta dove non ci stava nessuno e mi sono seduta e mi sono appoggiata sul tavolo, incrociando le braccia con la faccia china sul tavolo ed ho chiesto a Gesù: dimmi Gesù, cos'erano quelle due fasce di Luce ?
E mentre faccio questa domanda, alzo lo sguardo verso il muro di fronte e vedo per la prima volta il " Gesù del Confido in te ".
Era il 3 dicembre del 2001 ed io prima pregavo Gesù soltanto sulla Croce.
Quel giorno dedicai queste poche righe al mio Nuovo Gesù:
" Caro dolce Gesù illumina della tua Luce gioiosa tutte le Strade del Mondo, così gli Uomini che le attraverseranno, non avranno più paura e mai si perderanno.
Tua Giusy per l'Eternità. "
e questa è una delle frasi che ho scritto sulla fiancata sinistra del mio camper, insieme ad un altro versetto di una mia poesia: " Sono Io quel punto Luminoso, oltre me, senza di me e dopo di me il Nulla ".
Mentre sulla fiancata destra ho scritto per intero la mia poesia dal titolo " il Tempo Eterno ": E sarà Eterno il mio respiro ed avrò la Forza di gridare al Tempo, la Luce dei giorni che verranno.
Questa foto, che solo dopo anni, giorno 28 maggio 2018 ho deciso all'improvviso di dipingere con le fasce di Luce dei colori che mi sono apparsi e con i raggi del mio " Lucentismo " e della sua " polverina magica ", me la regalò un prete della clinica San Camillo di Messina, dove quando stavo a Messina mi ricoveravo qualche volta per degli accertamenti.
A me stonava il fatto che le due fasce prima erano una rosa pallido e l'altra bianca e questa cosa mi rattristava e solo dopo ho capito che mi rattristava poichè i colori erano molto lontani dalla mia realtà Lucentista.
All'interno di quella Clinica ci stava una chiesetta ed il prete che recitava la Santa Messa mi permetteva di leggere la parola degli Apostoli all'altare ed io ero troppo felice per questo ed ogni volta che mi ricoveravo in qualche ospedale, volevo sempre leggere per gli ammalati, all'altare delle chiesette interne all'ospedale.
Isaia e San Paolo erano i miei preferiti perchè dicevano le cose che avrei detto anch'io e poi per caso erano proprio quelli che mi davano da leggere e come al solito la mia felicità arrivava alle stelle.
Io amo leggere la parola di persone che sento simili a me e certamente mi piace leggere anche la mia poesia, della quale dopo avermi letta, rimango estasiata e scopro sempre delle cose nuove che alimentano questa mia estasi.
Ultimo è stata una poesia che non avevo tanto considerata come tra quelle in testa alla mia classifica personale ed invece proprio giorno 28 maggio è andata in testa. e recita così:

Dove vanno le Notti i Gabbiani?

Cielo infinito
Più infinito del mare
Dove vanno le notti i gabbiani?
Seguono scie di barche e di lampare?
Riflessi dorati di Luna?
O Forse vanno
verso incavi di silenziose scogliere
ove mirano tempeste di stelle
Che sembrano specchiarsi
sulla mia Anima di Cielo.
Da premettere che io amo i Gabbiani e a loro ho dedicato questa poesia, che ho decantato ovunque ne ho la possibilità: Rai, Canale5, la7, sull'autobus, a tavola, su grandi palchi ed anche sul Tevere e sulla strada e sono felicissima perchè vedo che anche gli altri sono felici quando l'ascoltano applaudendomi fortissimo.
Anzi, per l'esattezza, prima rimangono immobili, quasi scioccati ed io la prima volta ho pensato per un attimo che la mia poesia non piaceva ed invece dopo essere rimasti scioccati ed inchiodati mi fanno dei fragorosi applausi e mi gridano brava.
E' bellissimo questo.
E quindi voglio regalarvela anche a Voi tutti:

Gabbiani

ti porterei
Amore mio
Dove Liberi volano i Gabbiani
Nella Luce splendente
Di spazi indefiniti senza tempo
Solo momenti
immaginati e mai vissuti
Esisteranno
Stupida questa Vita
E Noi più stupidi di Essa
Che non sappiamo assaporare
Quell’Attimo
Che vale più della Vita stessa
Ma noi saremo là
Amore mio
In quell’indistinguibile
Lontano orizzonte
Dove distese di Mari azzurri
Si congiungeranno a Cieli puliti
E saremo l’Eterno
Che vincerà la Morte
Mentre il nostro
irrefrenabile Cammino
Ci condurrà laddove

I Gabbiani
Volano Eternamente
Liberi